Best Seller – Part IV

Blood

“Philip, forse ho capito come fa il nostro killer a mantenere i cadaveri in questo stato, nel post mortem.”

Nel frattempo stappai una birra che presi dal mio frigorifero in ufficio.

“E come farebbe? Vuoi una birra Henry? Così eviti ti si secchi la gola.”

“No grazie, Phil.” mi rispose con tono seccato.

“Dicevamo. Il processo che potrebbe aver utilizzato il nostro killer, può essere lo stesso che viene usato per imbalsamare i cadaveri prima dei funerali.”

“Intendi quelli di rito cattolico a bara aperta?”

“Bravo, proprio quelli! La salma viene attaccata a delle pompe che estraggono il sangue e liquidi vari, poi ributta dentro al corpo un liquido chimico rossastro che rallenta notevolmente il processo di decomposizione. Questo per far si che il cadavere sia di bell’aspetto per il rito funebre. Durante questo processo, la salma deve essere continuamente massaggiata”

“Per evitare il rigor mortis” – intervenni prontamente.

“Esattamente, ma non solo. Serve anche per aiutare l’assorbimento del composto chimico”

“Quindi Henry, dobbiamo cercare un becchino?”

“Non lo so Philip, magari è solo un’intuizione fasulla. Oppure qualcuno si è comprato uno strumento del genere o magari si, può essere un becchino.”

Adesso avevo due enigmi da risolvere. Il primo, abbastanza urgente, era trovare un possibile casolare per cercare di inchiodare quel pazzo squilibrato; il secondo era mettermi alla ricerca di eventuali vendite di strumenti atti all’imbalsamazione. Per sicurezza mi feci dare da Henry anche una lista dei singoli macchinari e relativi schemi funzionali perchè magari, per non dare nell’occhio, il nostro killer seriale aveva pensato bene di acquistare in modo separato tutta la strumentazione o, peggio ancora, di costruirsela in modo artigianale. Dovevamo vagliare tutte le ipotesi.

Tornai a casa e continuai a leggere il libro per cercare di capire se ci fosse qualche indizio utile, ma era tutta una supposizione, un tirare ad indovinare. I ragazzi della centrale non avevano trovato nulla di particolarmente rilevante da sorvegliare; piazzammo quattro pattuglie nella zona dei quattro casolari disabitati da più tempo, ma non c’era nulla di concreto. Le uniche certezze che avevo erano, i due cadaveri dell’obitorio e che mi sarebbe piaciuto rivedere Wanda.

Dopo ore di birre in solitaria e computer per cercare qualche traccia, senza cavar fuori un ragno dal buco, decisi di andare a bermi qualcosa in compagnia di qualcuno. I banconi sono pieni di soggetti strani e poi la sanno tutti che la notte porta consiglio, assieme a un paio di whiskey. Mi recai al solito pub, entrai e la vidi li che mi fissava. Lei al bancone e ad ogni mio passo la distanza tra noi diminuiva; ero senza parole. La bottiglia di quello scotch invecchiato era una rarità. Ne ordinai subito un bicchiere, con acqua liscia a parte.

Dopo la prima sorsata mi accesi una sigaretta, era una sensazione fantastica. Quel retrogusto torbato persisteva piacevolmente nonostante le boccate di nicotina e catrame. Ero al settimo cielo. Poi mi girai e la ritrovai di fronte.

“Ciao Phil”

“Ciao Wanda”

“Devi scappare al lavoro o stasera puoi dedicarmi del tempo?”

“Non devo scappare al lavoro”

“Allora mi dedichi un po’ di tempo?”

“Si dai, posso dividerti con lo scotch.”

“Interessante Phil.”

Wanda ordinò un vodka tonic e così iniziammo a conoscerci meglio.

“Che lavoro fai Phil?”

“Detective, e tu?”

“Ah, però. Io sono in cerca d’occupazione. Lavoravo per la General Motors, poi con i nuovi tagli aziendali, mi sono ritrovata a piedi e ho deciso di tornare qui a Los Angeles, nella vecchia casa dei miei genitori.”

“Capisco. Beh la situazione non è delle migliori, ma sicuramente si sistemerà.”

“Sicuramente. Per ora faccio la modella Pin Up per qualche rivista, arrotondo come posso. E tu, invece, stai investigando su quegli omicidi di cui parlano i giornali?”

“Già, ma per ora siamo in una fase di stallo, qualche idea, ma nulla di concreto, sai alla fine…” non feci in tempo a completare la frase che mi trovai le labbra di Wanda stampate sulle mie.

“Phil, andiamo da me?”

“Ok.”

Il sogno si stava realizzando, tra poco sarei entrato nelle sue grazie, ma sapevo benissimo che mi sarei stufato di lì a poco.

…continua…

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