Best Seller – Part VI

Best Seller - Part VI

 

Appena sveglio andai al bagno per radermi il viso; così presi il mio rasoio a serramanico e lo passai sulla coramella per ravvivargli il suo filo tagliente.

Tutto l’armamentario era un vecchio ricordo del mio caro nonno. Beh, sinceramente preferivo farmi la barba con i vecchi arnesi piuttosto che con un rasoio elettrico. Per le vecchie abitudini meglio restare tradizionalisti.

Una volta liscio e pulito, mi preparai una tazza di caffè nero ed un doppio Bourbon. La colazione dei campioni.

Accesi la TV per sentire le ultime al notiziario. Nulla di nuovo; il prezzo del petrolio in aumento, la crisi economica, nuovi tagli alla General Motors, la guerra in Afganistan, noi che non avevamo novità sul serial killer. Beh sul piccolo schermo non ero così male mentre rilasciavo brevi interviste. Forse  dovrei solo vestirmi meglio. Forse.

Mi tornò in mente il libro di Artichoke. Secondo la sua opera oggi dovremmo   fare la spiacevole scoperta di un altro cadavere. La cosa non mi allettava per niente. Corsi in bagno per finire di lavarmi.

Recuperai una maglia pulita, i jeans della sera prima, gli stivali e una volta presa la giacca in pelle nera, detti un’occhiata alla posta elettronica; non c’erano nuovi messaggi. Lo stesso nella segreteria telefonica; era vuota.

Uscii dal mio appartamento, chiusi a chiave la porta d’ingresso e andai verso la mia auto.

Notai che c’era un biglietto di color giallo pallido sul parabrezza, tenuto fermo dal tergicristallo. “La solita maledetta pubblicità” borbottai. Presi la cartaccia e la lanciai sul sedile del passeggero; fu in quell’attimo che aprendosi, notai cosa c’era scritto:

 

SMETTI DI CERCARE O TE NE PENTIRAI.

TI TENGO D’OCCHIO.

Era scritto a mano, in un bel corsivo, probabilmente con una stilografica; naturalmente nessuna firma. Bene, avevo un nuovo ammiratore.

Mi accesi una sigaretta, misi in moto l’auto e guidai fino al mio ufficio. Come ogni giorno il traffico era intenso e snervante. Durante le code ai semafori l’aria era satura di biossido di carbonio e le vetture comunicavano tra loro a colpi di clacson. Sembrava che tutti avessero fretta di riprendere le loro monotone vite lavorative. E pensare che per arrivare in anticipo, bastava svegliarsi cinque minuti prima.

Tra un semaforo e l’altro continuavo a pensare al mio nuovo fan. Era un mitomane o qualcuno su cui stavamo lavorando?

Magari era il nostro assassino, che seguendo i notiziari non aveva apprezzato la mia giacca di pelle e vuole eliminarmi; oppure è uno spasimante di Wanda, ieri ci ha visto andare via assieme e ora pensa di mettermi paura.

L’altra notte, uscendo da casa sua, non avevo notato il biglietto, quindi è stato messo mentre dormivo in casa mia. Il mio ammiratore sa dove abito; meglio tornare a casa dopo la riunione e controllare se è tutto a posto.

Una volta arrivato in centrale mi diressi verso il bar a comprare qualche ciambella per la riunione con la nostra profiler.

Nel pomeriggio mi sarei occupato del biglietto trovato. L’avrei analizzato nella ricerca di qualche impronta o altra traccia. Sicuro non avrei trovato nulla, ma dovevo provare.

Salito al piano del mio ufficio convocai il team, coinvolto nella ricerca del serial killer, in sala riunioni. Shelley, la mia segretaria, si occupò di far trovare del caffè ai ragazzi. Tutti apprezzarono la colazione.

Io apprezzavo molto Jessica. Tailleur nero, camicetta bianca, tacchi a spillo neri, labbra carnose dipinte di rosso, capelli neri poco più sotto delle spalle, occhi verdi.

“Ragazzi buongiorno, Jessica ha tracciato il profilo del nostro serial killer; prendete appunti e nel caso, fate domande.”

“Grazie Phil.” – disse con sguardo provocante nei miei confronti.

“Il nostro soggetto dovrebbe essere un uomo, bianco, età tra i trenta e quarant’anni. Ha ricevuto un’ottima istruzione e probabilmente si è laureato con il massimo dei voti. I genitori potrebbero essersi separati poco prima della sua adolescenza. Da bambino potrebbe esser stato un violento, ma i genitori potevano anche essere stati all’oscuro di tutto. Se ha sempre avuto l’impulso di uccidere, da bambino potrebbe aver torturato e ucciso animali domestici. A giudicare dalle scene del crimine, il nostro soggetto ha un Q.I. molto alto, probabilmente superiore alla media”.

“Grazie mille Jessica” – ricambiando il gioco di sguardi.

“Bene ragazzi, questo è il profilo del nostro ricercato, quindi ricontrollate nei nostri database eventuali soggetti con queste caratteristiche. Controllate tutto e non escludete nulla.

Novità sui casolari messi sotto controllo?”

“Nessuna Detective.” – rispose uno degli agenti.

“Bene ragazzi, è tutto. Torniamo al lavoro.”

“Philip..” – mi chiamò a se Jessica – “Dovremmo uscire a bere qualcosa una sera di queste.”

“Si, dovremmo. Scusami ma ora devo fare un salto a casa, ho dimenticato una cosa.”

“Ok Phil, il mio numero lo conosci.”

Tornai alla macchina e mi misi sulla strada verso casa. Il traffico non era diminuito. Taxi gialli ovunque, fiumi di persone in attesa di attraversare la strada sulle strisce pedonali.

Arrivato a casa mi accertai che la porta non fosse stata forzata ed entrai. Sembrava tutto in ordine, le bottiglie erano al loro posto, il disordine era lo stesso di quando ero uscito. Il letto disfatto, le stoviglie in cucina, i vestiti sparsi nell’armadio.

Una volta constatato che era tutto okay, decisi di tornare in ufficio e mettermi al lavoro sul biglietto. Feci per prendere il mio libro, ma non era più sul comodino della camera da letto. Ricordavo perfettamente che l’avevo riportato dall’ufficio e l’avevo posato sul comodino, ma non c’era. Aprii il cassetto del mobile, magari l’avevo riposto li senza rendermene conto, a volte capita di compiere un gesto e non ricordarsene; il libro non c’era, ma al suo interno era presente un foglio, di caratteristiche simili a quello trovato poco prima con scritto:

 

TI HO AVVISATO

 

Bene, il mio fan mi stava minacciando. Dovevo tornare in centrale.

Mentre salivo in macchina, mi accesi una sigaretta, dovevo distendere i nervi; non avevo fatto in tempo a spegnere lo zippo, che squillò il cellulare.

“Philip?”

“Si Henry dimmi pure.”

“Abbiamo trovato il terzo corpo. Al West Coast Park”

“Arrivo Subito.”

…continua…

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