Zed

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Il caffè corretto era pronto, così, la Signora Brizzitedda chiamò Zed. Ma forse è meglio fare un passo indietro.

Zed è il parassita di Calascibetta, cittadina della provincia di Enna, non lavora, non paga le tasse, non aiuta neanche la sua anziana vicina di casa a fare la spesa. Non è la stessa cosa con gli animali. Li tratta benissimo, se trova un cucciolo abbandonato lo accoglie in casa, lo sfama, lo accudisce, gli dà riparo. Forse perchè si sente lui stesso una bestia.

Non chiede l’elemosina, vive coi furti e quando parlo di furti, non intendo scippi o rapine. No, non é un criminale é un parassita. A Calascibetta in inverno per scaldarsi si usano le stufe a legna e prontamente lui si arrangia come può, ad esempio rubandola dalle legnaie dei vicini quando la notte lo aiuta a mimetizzarsi.

Per mangiare scrocca dove può, ti fissa mentre gusti il tuo boccone e, impietosendo, rimedia qualcosa da qualche anziano col cuore d’oro.

Una volta andò dalla signora Rosalia per elemosinare del vino. La donna aveva da poco perso il marito e si sa, in questi paesini si è molto credenti e superstiziosi, così il buon Zed le si avvicinò e le raccontò che la notte passata gli apparve in sogno suo marito mentre gli offriva un bicchiere di vino, cosi Rosalia, commossa gli diede il bicchiere di vino.

Il giorno dopo ripeté lo stratagemma, ma disse che il Sig. Tano gli regalò una bottiglia di vino e la signora fece quanto raccontato.

Il giorno dopo ancora, con la stessa faccia tosta ritornò dalla signora, ma questa volta sognò che gli venivano donati tre bottiglioni di vino. La signora, ormai seccata gli rispose con tono fermo: “Zed, quando rivedrai in sogno mio marito, digli che la vigna l’ho ereditata io e visto che la coltivo solo io, mi godo i suoi frutti!”

E così si levò dai piedi.

A Zed piacciono un sacco le sigarette, degli altri e fa sempre finta di telefonare. Lo trovi sempre in piazza con i suoi pantaloni corti da tennista, camicie di colori assurdi, le sue scarpe da ginnastica che una volta erano bianche e quel suo cazzo di cellulare.

È sui cinquant’anni, magro, pochi capelli bianchi e lunghi fino alle spalle;  vive nella casa diroccata che gli hanno lasciato i genitori in eredità.

Non ha la corrente, non ha gas, forse gli hanno tagliato anche l’acqua potabile.

La mamma batteva, il padre era un alcolizzato ma lavoratore, e la sorella pensò bene di cambiare paese ma di intraprendere la carriera della madre.

Lui dice che da giovane faceva l’istruttore di tennis, al Nord, ma la verità che tutti sanno è che ha sempre fatto lo scroccone.

Dopo l’ennesimo furto, la signora Brizzitedda si stancò, quindi iniziò a pensare come far sparire il parassita di Calascibetta.

Da sola sapeva che non ci sarebbe riuscita, così coinvolse me ed il mio socio Totò.

La signora Brizzitedda è la nonna che tutti vorrebbero avere, sempre col suo sorriso sdentato, i capelli bianchi raccolti nel suo chignon e un cuore d’oro.

Ha 83 anni ma ha una memoria di ferro; in gioventù ebbe un fidanzato, ma la signora era troppo avanti di mentalità rispetto alla sua generazione, così quando il suo baldo giovane tornò al paesello alla fine della seconda guerra mondiale, decise di lasciarlo per godersi la sua libertà.

Oltre che lavorare la sua terra, è esperta in vecchi rimedi curativi, conosce tutti i tipi di erbe medicinali. Fu così che le venne in mente di far sparire Zed.

Una sera chiamò me e Totò a bere il caffè e. sapendo che anche a noi non andava a genio il parassita, ci raccontò il piano che studiò per eliminarlo.

Sapeva che Totò aveva una grande e bella macchina che utilizzava per andare a lavorare nelle serre e di me sapeva bene che non le avrei mai negato un favore, così ci espose il piano nei dettagli.

Avrebbe invitato Zed a bere il Caffè corretto con un intruglio composto da Rosolaccio, Valeriana, Luppolo e Biancospino. Assieme sono dei piccoli e innocenti calmanti, ma. mescolati in grosse quantità, diventano un sonnifero potentissimo. Brizzitedda garantisce dieci ore di sonno filato, con la sua dose, anche 15.

Una volta addormentato, avremmo caricato Zed sull’auto di Totò, al posto del passeggero, io alla guida e Totò dietro, destinazione Trapani.

Lì ci aspettava Abdel ‘Adid, un tunisino che puliva il terreno della signora, che tornava in patria per qualche mese.

Si, dovevamo imbarcare Zed e farlo scaricare a Tunisi, così finalmente spariva per sempre da Calascibetta.

Una volta pronto il caffè la signora invitò Zed, il quale non si fece ripetere due volte l’invito.

Finita la prima tazzina, Brizzitedda si premurò di offrirgli un’altra tazza più grossa e lo scroccone non rifiutò minimamente; dopo pochi minuti che vuotò la tazza, si assopì come un bambino.

Dalla camera da letto arriviamo io e Totò, ci carichiamo in spalla la piattola, lo mettiamo in macchina e ci mettiamo in moto verso Trapani.

Ore 07.22.

A un’ora da Trapani vediamo una macchina che inizia a sfanalare, ecco, posto di blocco…

“Merda, Totò prendi il Jack Daniel’s e rovesciane un po’ addosso a Zed” – così se fanno domande gli diciamo che il nostro amico si è preso una bella sbronza.

Infatti eccoli lì, ben appostati. Paletta, mi fermo.

“Patente e Libretto. Il vostro amico?”

“Buongiorno agente, simmu reduci da nà festa, e iddu c’ha iutu pesanti cu u whis ky e cu u vinu..”

“Ah, e vabbè avanti camminate e andate piano.”

“Vossia si benedica”

Lo stratagemma ha funzionato e parlare il dialetto paesano aiuta sempre. Riprendiamo la marcia, sperando fili tutto liscio.

Ore 08.40.

Trapani.

Finalmente arriviamo al porto e cerchiamo di vedere se troviamo Abdel. Dopo un attimo lo rintracciamo.

Ore 09.00.

Zed è in viaggio verso Tunisi, Abdel gli ha messo addosso un passaporto falso e 10 grammi di cocaina.

Alle 18.00 sarà a Tunisi, si sveglierà dentro il container dov’ è stato abbandonato e si chiederà dov’è, e sopratutto perchè.

Entro le 19 la polizia tunisina aprirà il container, troverà Zed, lo perquisirà e troverà la droga.

In mezz’ora sarà nudo e dentro una cella, pieno di lividi se gli andrà bene; altrimenti sarà nudo e dentro una cella, con un po’ di ossa rotte.

Ora avrà per sempre un posto dove stare, qualcosa da mangiare e sopratutto avrà un ruolo di prestigio tra i carcerati.

Sarà la puttana delle celle e gli porteranno via anche quel briciolo di dignità rimasta.

2 Comments

  1. Zed?

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